AVATAR WAY OF WATER, Cameron e CGI

Non lo so, colpa mia, sicuramente. Ma ci ho provato: abbandonarmi alla stupefacente bellezza visiva e non stare lì a fare le pulci allo sviluppo di plot e personaggi, sorvolando sui deja vu e le facili battute, evitando di associare la musica a quella del Titanic o i conflitti alle cagate di tutta una filmografia di Cameron (da cui espungere, ovviamente, il capolavoro – il primo Terminator). Ci ho provato ma che vuoi fare, stavo sempre a pensare al Signore degli Anelli, o ai Guerre Stellari riempiti di CGI e rovinati per sempre, insomma a tutto il cinema fantasy fatto quasi esclusivamente di grafica computerizzata, di qualcosa che non potrà mai migliorare col perfezionamento tecnologico. E questo film lo dimostra, perché il suo problema è alla radice: non emoziona, non dona nulla perché il pattern visivo su cui è costruito, la binaria combinazione algoritmica che forma ogni immagine, il suo impatto visivo sono e saranno sempre freddi, artificiosi, inumani. Troppo controcorrente, dovrei rassegnarmi a questo stato di fatto e godermi lo spettacolo? Ma cosa vuoi goderti! Non sono riuscito ad andare oltre 90 minuti, anche se ammetto che avrei rivisto volentieri l’umano Spider e come le due linee narrative si sarebbero potute ricongiungere (azzardo: Spider e la figlia di Sully che si pensano e amano da adolescenti finiranno per confliggere ma saranno loro i depositari del film, del suo messaggio, e quindi i protagonisti del capitolo successivo?)

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