Qui invece mi sono chiesto per tutta la durata del film (e un pochino anche oltre) come e dove si potesse riconoscere un marchio autoriale alla Eastwood. Certo, lo penso forte e chiaro, che sto marchio si vede poco e niente da tantissimi anni, ma su un testo che tocca questi temi mi aspettavo un’impronta, ecco, che non c’è.
Poi per carità, anche ora – dopo tipo 3 settimane dalla visione – che ancora lo ricordo benino, il film paga lo scotto di un plot essenzialmente inverosimile (ma com’è possibile che in una piccola comunità del genere questo protagonista non abbia mai pensato di essere lui il colpevole del delitto?), cercando in tutta la propria durata di giocarsi abilmente le carte della suspense, della recitazione, etc per rendere plausibile il proprio ridicolo assunto.
Ci riesce, poco a dire il vero, e alla fine giustamente Toni Colette arriva a mettere un po’ di ordine.
Evitabile.

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