Non c’è nessun accordo, sensi impazziti nell’ultimo spiazzante film della Breillat

L’ETE DERNIER, francesissimo dramma di amour fou della altalenante Catherine Breillat, poco covered e di cui praticamente non ricordo nulla, forse ho solo intravisto qualcosa. Di fondo mi aspettavo qualcosa di piu corposo, piu antipatico e fastidioso. Il film invece, anche pagando lo scotto di brutte ambientazioni e costumi, mi pare, si trincera nei suoi spazi e tra i suoi volti con determinazione, lasciando perplessi per buona parte della sua durata, ivi incluso il turning point/affaire tra matrigna e ragazzetto, che si attende sin dalle prime battute.

Poi però a due terzi di film, quando l’inevitabile ed adolescenziale confessione di Theo arriva al padre, la scena madre – per senso ed intensità – alza l’asticella del film: lo spettatore non si aspetta nulla e invece lei nega tutto, dice che Theo ha inventato la storia, ragazzo “problematico” e in cerca di attenzioni o conflitti, si inerpica su un percorso di desiderio ambiguo, stretto tra la fascinazione che prova per quel corpo snello e giovane e allo stesso tempo il principio di un’unità familiare da difendere a tutti i costi. Il passaggio forte del film, in quanto a intensità e senso, molto riuscito. E allora il rischio di violenza alla Haneke o di ritorsioni devastanti in tribunale alla Trier fanno capolino oltre le dune, siamo pronti al peggio, ormai un po’ stancati da lacrime patemi e dialoghi banali, ma non accade, vivadio: i due protagonisti paiono arrivare alla denuncia e alla guerra giudiziaria, addirittura, lei sa come fare, ora quello con le spalle al muro è Theo, e allora un ultimo incontro (anche sessuale) giunge nel finale a sparigliare le carte, in modo anch’esso efficace, alle spalle del povero padre-marito che dorme, e sancisce allo stesso tempo la distanza siderale – culturale – concettuale tra i due (Theo che urla in lacime: “Non c’è nessun accordo!” rappresenta al meglio il senso del film).

Eccoci dunque all’ultima immagine, anch’essa ambigua, a tenere aperta la vicenda, a sistemare i personaggi nel loro cantuccio di incertezza e insofferenza. Non nerissimo ma cmq bello oscuro, e al dunque meritevole di interesse.

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