Fiacchina la parabola del giovane rampante Trump in THE APPRENTICE

THE APPRENTICE di Ali Abbasi, prima di leggere alcunché sulla sua genesi e la ricezione critica, al di là della partecipazione a Cannes. Un arco narrativo consumato e noto, è la storia del giovane Donald Trump, in cui in maniera anche abbastanza pedante il rampante ma in apparenza inadeguato ragazzetto diventa la Iena che scala tutte le ladders del successo e del making-money per arrivare ai vertici, all’agiografia e al parlare di sé in terza persona ancora solo all’inizio dei 90s (Cohn muore nel 1986, quindi il film arriva a fine Ottanta).

Si lascia guardare, per carità, e seduce anche se in maniera un po’ pigra per le caratterizzazioni, il formato video e l’alternanza tra screen ratio che cercano di riprodurre i look del tempo; ha un’ottima colonna sonora e un ritmo calibrato, ma gli resta addosso (vedi anche la provenienza del cast principale) un coté televisivo evidente, limitante, che non può elevarlo altrove, anche perché la scrittura non ci prova molto a rendere la vicenda di DJT più significativa – ripeto – di tante altre parabole di infami miliardari attirati solo dai soldi, dal cazzo succhiato e dal successo. A confermarlo diversi passaggi narrativi o dettagli che suonano a vuoto (le medicine) in quanto fedeli alla vicenda reale ma per nulla utili a drammatizzare quella del personaggio sullo schermo.

Lo guardi, ti diverti, lo dimentichi 5 minuti dopo.

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