Risate mosce e strappate col ricatto della parolaccia in UN MONDO A PARTE

Italian screens a Tirana, serata leggera. Il Direttore dell’IIC parla della grande tradizione della commedia nel cinema italiano. Ok. Forse potevamo celebrarla con un altro film..

Basta la prima scena per inquadrare di cosa stiamo parlando: film stupido fino al limite della giocoleria per ragazzi, personaggi senza spessore, evoluzione grossolana. I buoni, i cattivi, le battute facili. Il tutto reso ancor più pesante dalla scelta di far recitare quasi esclusivamente dei non-attori, specie locali. Ok. Si arriva nel paesino sperduto, sulla neve. I valori, il contrasto, sembra un pochino Bisio da Nord a Sud, insomma l’altra faccia della paccottiglia alla Vanzina. Antonio Albanese manco più ci prova ad essere un attore, rassegnato a fare cassa; Milani autore credo non sia mai stato e mai abbia cercato di diventarlo; la Raffaele gioca su quelle due gambette secchissime che non ha vergogna a mostrare con il dialetto de mondagna, la parolaccia, l’immedesimazione. Ma anche lei può far poco di fronte a uno script macchinoso, a trovate orripilanti (il marito fedifrago che non si vede), a un numero sempre piu ristretto di risate strappate con il ricatto della parolaccia. Si salvano alcune trovate, e il solo meccanismo narrativo simpatico, calibrato sull’attualità e in seconda battuta su un edulcorato politically uncorrect, secondo cui il solo modo per salvare la scuola sono i i bimbi ucraini, come sta facendo un po’ tutta quella parte di centro Italia assediata dal gelo e dalla fame, a cui segue il ridondante ma efficace subplot della ricerca del bimbo disabile. Poi però appunto il film scivola in tante, troppe cose risibili e risapute, altre brutture assolutamente senza senso – la ragazzina omosessuale salvata nel fiume gelido proprio da lui, una roba da denuncia.

Ci sarebbe voluto un po’ di personaggio, per Albanese – un passato non liquidato con una misera frase, un paio di scene a Roma. E soprattutto ci sarebbe voluto un discorso, un senso, qualcosa di più articolato di un Bignamino insapore sui valori della vita semplice, intonato dalla Raffaele tra le rovine del villaggio fantasma. Ma questo fa successo, piace, e allora rassegniamoci e andiamo avanti. Guardiamo avanti. Smettiamola di combattere i mulini a vento (si riascolta il Don Chisciotte di Guccini, in effetti, ne ‘sti giorni).

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